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Sussurri e grida
Pietralia: passione modellistica e fotografica coniugate
Intervista al fotografo modellistico del momento: da non perdere!

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Molti di voi lo conosceranno già per le sue immagini pubblicate in copertina e all’interno di True Model o per averlo visto in azione su qualche campo di gara in giro per l’Italia, altri per aver visitato il suo sito; questo mese www.Automodellismo.net  incontra Pietro Bianchi, in arte Pietralia, studente e fotografo appassionato di modellismo.

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A: “Pietro, parlaci di te.“

P: “Parto largo con la descrizione per accontentare le mie numerose fan?”

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A: “Davvero hai numerose fan?”

P: “Qualcuna l’ho veramente, anche se in gran parte sono mie amiche di lungo corso. Allora ho 24 anni e sono studente di ingegneria meccanica a Parma, città nella quale sono nato e nella quale tuttora vivo, e sono sempre stato un grande appassionato, anzi ritengo più giusto dire maniaco, di tecnica auto e motociclistica e di meccanica in genere, specie quella pesante.”

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A: “Da qui anche la tua passione per il modellismo immagino”

P: “Si, a 14 anni nel tentativo di soddisfare la mia curiosità per benzina, viti e rondelle mantenendo comunque un livello di spesa contenuto, come molti presi un automodello a scoppio, una bella Mantua 1:8 a strappo (si chiamava Wolf, ricordo ancora) che utilizzai per un paio di anni con soddisfazione, seguita da una Crono S6 Superlight da rally, un’altra Crono da off, e infine una semplicemente stupenda rigida Mantua. Motori Nova e Picco.

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A: “E ora cosa hai in cantina?”

P: “Ora una Motonica P8.0 e un Nova Plus On 9 travasi, entrambi immacolati, entrambi reduci da una estenuante sessione per True Model di Settembre, ma purtroppo non sono miei! A parte gli scherzi ho ancora tutte e 4 le macchine e le uso a rotazione con grande gusto; la Crono da Rally è praticamente stata tutta rifatta in casa in ergal e ha un bel cambio a 2 velocità di una Serpent Quattro dell’85 modificato ad hoc, la rigida Mantua pesa 2150 grammi con il pieno, batterie, gomme e carrozza, ma è pò delicata...”

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A: “Parliamo della tua passione per la fotografia, come è nata e come si sviluppa”

P: “Nacque tutto poco più di un anno fa, a fine luglio, quando mi convinsi e presi un libro di fotografia e la mia prima reflex digitale; fino ad allora non avevo mai fatto nessuna immagine che si potesse definire pensata, o tecnica, solo scattini in automatico con la compatta a pellicola: pensai che il mercato era abbastanza maturo per offrirmi una macchina non troppo costosa ma comunque prestante e decisi di compiere il salto desiderato da tempo.
Oltre alla meccanica infatti anche fotografia e video hanno sempre recitato su di me un grande fascino, essenzialmente dovuto al grande potere emotivo che possono avere sulle persone, che a mio parere è essenzialmente di due tipi: uno legato al solo ricordo e l’altro inerente più la sfera dello “spettacolo”.
Immaginiamo fotografie e video senza troppe pretese, mera documentazione di un fatto avvenuto (una gara di modellismo per esempio). Il potere legato al ricordo di foto e video è la capacità che essi hanno di far rivivere nella mente di chi guarda un avvenimento che ha vissuto le stesse emozioni e sensazioni dell’avvenimento, e questo in maniera molto più intensa di quanto avverrebbe senza un supporto visivo: in questo caso fotografia e video sono un aiuto a non dimenticare, oppure un aiuto per ricordare, e tutto a un livello molto intenso. Per chi invece non era presente all’evento esse sono l’unico modo per sapere come è andata, per sapere cosa è successo, per sapere cosa avrebbe visto (e forse provato) se ci fosse stato.
Inoltre l’importanza del supporto audiovisivo e fotografico diventa sempre maggiore mano a mano che passa il tempo, semplice curiosità e scarsa attenzione il giorno dopo l’evento quando il ricordo è ancora fresco, grande interesse e massima attenzione a distanza di decenni, quando arrivi addirittura a studiare le fotografie per scovare particolari o a visionare i video al rallenty, per vedere se magari la dietro, sullo sfondo, c’eri tu o qualcuno che conosci.
Il potere legato allo spettacolo invece è la capacità di emozionare che foto e video hanno, pensiamo in ambito motoristico a immagini di incidenti, di salti, a contatti o sfiammate degli scarichi, oppure pensiamo a quei bei montaggi di azione concitata che si vedono a volte in tv (a questo riguardo i miei preferiti sono quelli del WRC), nei quali splendide riprese unite a un sottofondo musicale adatto inchiodano letteralmente lo spettatore, lo rapiscono, lo coinvolgono, e questo dal computer o dal televisore della cucina. E’ straordinario.”

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A: “Da come parli sembri davvero innamorato di quello che fai”

P: “Hai ragione, ed è per questo che nonostante sia solo passione cerco sempre di migliorarmi, di tenermi quotidianamente aggiornato, di visionare il lavoro di altri più bravi, essenzialmente all’estero, per raggiungerlo e superarlo. Io sono puntiglioso, perfezionista e molto esigente per quanto riguarda la qualità, conseguentemente odio i compromessi di produttività, specie quelli che ti fanno risparmiare 20 minuti ma ti abbassano la resa di un intera sessione. Sono convinto che se non persegui sempre il massimo risultato con la massima sperimentazione rischi anche tu l’obsolescenza tecnologica, facendoti superare da chi è più curioso di te, e questo non solo nel mio campo, ma in tutti gli ambiti lavorativi.”

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A: “Non ci hai ancora detto però se preferisci foto e video”

P: “Preferisco entrambi perchè hanno destinazioni d’uso differenti: il video lo ritengo molto adatto a fungere da mero ricordo (le voci, le risa, i movimenti delle persone in foto non vengono resi, e nel video rivivi letteralmente la scena) oppure ad emozionare (con un montaggio, musiche e riprese eccezionali però, non ottenibili con attrezzature standard e operatori standard, citavo prima il Rally Mondiale); le fotografie invece sono molto più fruibili, le puoi stampare e portare agevolmente con te, hanno una perfezione formale e compositiva che il video non ha (basti pensare a un libro di immagini), sono sempre e soltanto tue (l’accompagnamento musicale di un video è spesso il 50% delle emozioni e non è mai creato da te), hanno una risoluzione assolutamente maggiore e infine sono più facilmente realizzabili da tutti anche con pochi mezzi; le fotografie inoltre richiedono meno conoscenze e macchine meno potenti e costose per essere scattate, ritoccate, elaborate.”

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A: “Quindi meglio la fotografia?”

P: “Una risposta definitiva dentro di me non riesco a trovarla, mi diverto di più a girare video che a fotografare ad esempio, ma senza un ottimo montaggio un video non è nulla e perciò ogni volta finito di riprendere non sei che a un terzo del lavoro, il che a volte può essere frustrante. Concludo con un osservazione finale che lascio al lettore: un secondo di video è sempre composto da 25 fotografie che si susseguono velocemente una all’altra, il “video” in se tecnicamente non esiste....”

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A: “Eloquente... Parliamo di tecnica e delle apparecchiature che utilizzi per le foto in pista”

P: “Ora utilizzo una reflex digitale Canon, una 30D, unita a 3 zoom f/2.8 della stessa marca che mi consentono focali dai 16 ai 320 mm equivalenti.

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A: “Equivalenti? Usi soltanto zoom?”

P: “Equivalenti a quelli che sarebbero su una reflex 35 mm a pellicola. Per il discorso zoom da buon reportagista d’assalto odio le focali fisse, anche se sono otticamente più prestanti e più luminose, perchè il 90% delle belle immagini di reportage è ottenuto cogliendo uno scatto in una situazione irripetibile, un sorriso, un espressione, una coincidenza che a mala pena riesci a ritrarre portando la macchina al viso; se mi fermassi ogni volta a cambiare obiettivo perderei ogni scatto, invece con gli zoom un colpo di pollice e hai la foto inquadrata correttamente, indipendentemente dalla distanza. Gli zoom che mi accompagnano coprono un range di focali che va dal grandangolo spinto al potente teleobiettivo, questo per avere le maggiori possibilità espressive. Personalmente adoro i grandangolari, in particolar modo quelli esasperati, poiché consentono un coinvolgimento emotivo incredibilmente maggiore, ti sembra di essere dentro la foto, di poterti guardare attorno; in questi casi però bisogna porre grande attenzione a riempire bene l’inquadratura disponendo i soggetti e alle deformazioni ai bordi che possono rendere orrende le persone. I teleobiettivi invece non mi entusiasmano affatto, ne apprezzo soltanto la discrezione, il poter cogliere istanti di spontaneità nella gente che la vicinanza del fotografo castrerebbe ancora prima di manifestarsi, ma i tele sono enormi, pesantissimi, scomodi e affaticanti, e ovviamente indispensabili al fotografo di sport.”

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A: ”Che consigli daresti a chi vuole fotografare i modelli con risultati simili ai tuoi?”

P: “Innanzitutto di acquistare una reflex digitale con un teleobiettivo, oggi con 1200 euro circa si trovano reflex entry level, quali la Canon 350D o la Nikon 50D con un paio di ottiche economiche, tele compreso. Poi di mettersi a fianco di una curva, la più lenta del tracciato, e con diaframma tutto aperto (o in modalità sport, è la stessa cosa) e autofocus a inseguimento imparare a seguire la macchina con inquadratura piena (non bisogna aver ritrosie a zoomare per paura di tagliarne un pezzo) e a scattare fotografie perfettamente a fuoco e che non necessitino di essere ritagliate perchè il modello è troppo lontano: acquisita abbastanza padronanza e buoni risultati in questo si potrà incominciare a ricercare qualche effetto artistico e di movimento, le ruote che girano ad esempio, o i panning (cioè la macchina a fuoco che corre veloce su uno sfondo in movimento sfocatissimo). Le inquadrature migliori sono dal basso (obiettivo dai 5 ai 50 centimetri da terra), di ¾ frontale.

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A: “E chi non ha tanto da spendere?

P: “Mettere la compatta in modalità sportiva (di solito un omino che corre) e valutando il ritardo tra la pressione del bottone e il momento dello scatto cercare di includere il modello nell’inquadratura , sempre seguendolo nella sua azione; se esiste consiglio di usare il mirino ottico, l’lcd è troppo lento. Le inquadrature migliori sono sempre dal basso (obiettivo dai 5 ai 50 centimetri da terra), di ¾ frontale. Mi raccomando zoomare tantissimo, l’errore più comune, anche nelle pubblicazioni professionali, è l’immagine di un modello microscopico in una pista sconfinata.”

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A: “Quali sono i modelli e le specialità che preferisci? E le più difficili da fotografare?”

P: “I modelli più belli e realistici sono le 1:5, in alcuni scatti con le carrozze nuove fai fatica a dire se sono a Fiorano per l’italiano 1:5 o a Monza con il Superturismo, le ruote si alzano come dal vero, sui cordoli volano e si imbarcano come auto vere, controsterzano e derapano come auto vere, inchiodano le ruote come le auto vere; ho fatto dei panning a Fontanellato a modelli in derapata sulle 4 ruote, in controsterzo o su 2 ruote che sono incredibili. A seguire off road per la spettacolarità di salti e della terra che vola, poi Rally Game, Pista 1:8 e fanalino di coda 1:10.
Il Rally è molto bello in piste come la Cateragna a Desenzano perchè i modelli passano più tempo a volare sui cordoli in cemento che normalmente in pista e inoltre la conformazione non in piano del tracciato consente inquadrature spettacolari; l’uno a otto pista ha dalla propria la bellezza delle carrozzerie e la raffinatezza tecnologica, l’uno a dieci senza offesa ma non mi piace, è troppo piccolo e asettico, persino gli incidenti non sono spettacolari come nelle altre categorie.
In quanto a difficoltà la massima è proprio nelle uno a dieci (per l’agilità e la dimensione ridotta) e nell’off (per la polvere che ostacola l’autofocus, per i salti da dietro i quali salta fuori improvvisamente la macchina, per gli scatti duranti i salti stessi, per i continui sobbalzi), segue ancora il Rally Game (quelle stabili, nervose e cattive dei pro). Molto facili invece pista 1:8 ad alto livello (quelli bravi passano sempre nello stesso punto di ogni curva di ogni giro con una regolarità impressionante, chirurgica) e uno a cinque (perchè sono grosse e lente nelle reazioni).
I più gustosi restano però ovviamente quelli in pista con modella; a proposito, io e il Bikko non ci siamo certo fermati e abbiamo contattato una ragazza che vedete sulle reti Mediaset durante le dirette del motomondiale, la quale una volta portata a conoscenza del progetto non si affatto tirata indietro; la vedrete sul giornale attorno a Novembre.”

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A: “Pietro grazie mille per l’intervista e in bocca al lupo con la tua passione”

P: “Grazie a te, ciao a tutti i lettori di Automodellismo.net e non dimenticate di dare un occhio al mio sito!”

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Ragazza
Da  [21.09.2006 08:52 - MaxP]
Non sarebbe meglio intervistare la ragazza delle ultime foto???
Risposta
Da  [24.09.2006 23:51 - Pietralia]
Ti ringrazio "Ragazza" per il suggerimento, anche se lo trovo un pò polemico senza motivo. La ragazza è stata intervistata ben prima di essere fotografata, ne troverai i pensieri su True Model in uno dei prossimi numeri in un bello speciale. Nel caso desiderassi altre informazioni puoi scrivermi, la mail è sul sito. Grazie ancora.
sei grande
Da  [19.04.2007 11:27 - Franco]
Farti i complimenti è troppo poco, mi limito a dirti sei grande. bravo. (franco.canacci@alice.it)
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