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Ora sei in: Automodellismo > Editoriali > Darwin e l'evoluzione del modellismo
Editoriali
Darwin e l'evoluzione del modellismo
Perchè tutti i modelli, in fondo, si assomigliano? Regolamenti, necessità tecniche o plagio?Egregio Sig. Cristofori,
desidero farle i complimenti per il sito automodellismo.net che ho avuto modo di visitare approfonditamente, a seguito di alcune informazioni colte durante una gara seguita recentemente in provincia di Milano. Sono un appassionato di modelli radiocomandati (posseggo una kyosho mp 5 off acquistata di seconda mano che regala ancora grandi emozioni) senza una particolare esperienza e senza particolari velleità agonistiche. Tuttavia, dalle poche gare alle quali ho assistito e/o partecipato, ho notato una certa uniformità di caratteristiche tecniche tra i modelli di ciascuna categoria (per esempio dimensioni, trasmissioni -a cinghia per le auto da pista e rally-, posizioni dei motori e telai). Pertanto, considerando la Sua esperienza in materia, avrei piacere di sapere se il motivo di tanta "uniformità" è da imputarsi a dei regolamenti che soggiaciono alle caratteristiche costruttive dei modelli o se si tratta essenzialmente di aspetti derivanti dalla perfezione che i moderni automodelli hanno pare ormai raggiunto. Ad ogni modo le confesso che trovo il modellismo dinamico assolutamente entusiasmante ed istruttivo con l'unica eccezione di costare un po troppo. Continuerò a seguire assiduamente il sito e, certo di una sua gentile risposta le porgo i miei più cordiali saluti.
Bruno Rendina

Grazie mille della stimolante domanda Bruno,

Perché c’è una certa standardizzazione? Cosa influisce sulla progettazione della macchina?
Sicuramente i regolamenti che non solo impongono dimensioni e pesi, ma standardizzano anche aspetti diversi; nelle 1/8 pista, per esempio, il freno può agire solo sulle ruote posteriori mentre nelle Touring sono vietati i supporti carrozzeria sui mozzi. Questi limiti bloccano parzialmente la fantasia del progettista, ma esistono sicuramente anche altri fattori, probabilmente ancora più importanti.
Il progettista deve sicuramente fare i conti con alcuni elementi quasi standardizzati che vengono piazzati sul modello: sicuramente il motore, ma anche i suoi accessori come carburatore, filtro, collettore e scarico. Discorso analogo per l’impianto radio, con servi, ricevente e batteria. Lo spazio di manovra si restringe quindi sempre di più.
Altro fattore determinante è il costo; il progettista sa che ogni stampo in meno, sarà un grosso risparmio per la ditta, quindi tutto ciò che è “riciclabile” in qualsiasi modo da modelli precedenti, è molto apprezzato. Questo è un vantaggio anche per il modellista che spesso può contare su una componentistica che si mantiene nel tempo; come esempio potrei citarvi cerchi, pulegge, cinghie, ma spesso anche bracci delle sospensioni, serbatoio, cambio, frizione,… L’ereditarietà dei pezzi da modelli precedenti è anche un elemento “fidelizzante” per il cliente che continua a acquistare modelli della stessa ditta per riutilizzare il parco ricambi accumulato in anni di hobby.
Ma possiamo proseguire: i nostri modelli devono essere accessibili e facilmente mantenibili, ovvero debbono essere “semplici”, con pochi spazi per voli pindarici. Spesso le auto rivoluzionarie sono complesse, quindi più care, più difficilmente manutenibili e spesso anche meno affidabili (vedi la bellissima Serpent Veteq, ma anche la vecchia Parsec o la 4M Evolution).
A questo punto entra in gioco il “fattore plagio”: la macchina vincente è analizzata e sfruttata come spunto dalla concorrenza, non sempre a ragion veduta (qui potremmo aprire una gigantesca parentesi sugli “abbagli collettivi”).
Ecco che siamo giunti a modelli tutti conformi, ispirati alla stessa filosofia costruttiva.
In fondo potremmo parlare di selezione Darwiniana: con il procedere dell’evoluzione si scopre una convergenza per cui mammiferi come balene o delfini assomigliano a pesci anche se ad accomunarli sono solo le regole della vita e l’habitat. Ogni modello nasce dall’esperienza precedente (DNA) per mutazione tecnica/genetica, ma sopravvive solo se è “migliore”.
Una conferma di questa mia “teoria Darwiniana” nasce dalla osservazione delle varie categorie: mentre nell’1/8 Pista (categoria “storica”) la standardizzazione è molto forte, in categorie “giovani” come la 1/10 Touring 200 mm abbiamo una forte varietà di filosofie con modelli a cinghia che convivono con quelli cardanici. Si tratta della lotta fra Homo Sapiens e Neanderthal, anche se per ora non è chiaro quale sia la filosofia destinata a sopravvivere. Ci sono addirittura case che, per non sbagliare, le hanno sposate entrambe (vedi Kyosho FW05 e V-One RR).
E voi cosa ne pensate dell’evoluzione?

 

Claudio “Darwin” Cristofori

 

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